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    Valle dell'Angelo
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    www.comune.valledellangelo.sa.it/
     
     
    VALLE DELL’ANGELO, l’incanto della Grotta dell’Angelo
     
    Valle dell’Angelo con le sue 252 anime è il comune più piccolo della provincia di Salerno.
     
    Abitanti 252, comune più piccolo della provincia di salerno, Alle pendici del monte Ausinito, a 620 m/s.l.m. in un ameno paesaggio circondato da monti boscosi che fanno da corona al placido percorso del fiume Calore, sorge il piccolo centro di Valle dell’Angelo. Il paese, per secoli oscurato dai vicini centri di Piaggine e Laurino, gode ora di fama e visibilità autonome grazie alla sua principale attrattiva: la grotta dell’Angelo, dalla quale prende il nome attuale.
    In origine Valle dell’Angelo era casale di Laurino, ed a quest’ultimo è legata la sua storia. Era infatti denominato nella Regia Camera con il nome di Laurino Soprano. Alcuni autori ritengono che sia stato edificato come luogo di riparo durante le transumanze.
    L’origine del borgo si fa comunque risalire intorno al X secolo d.C., con l’arrivo dei monaci basiliani.
    Oggi Valle dell’Angelo risulta essere il comune meno popoloso di tutta la regione Campania.
     
     
    ARTE E CULTURA
    LA GROTTA DELL’ANGELO
    LA GROTTA DELL’ANGELO
    La grotta di S. Michele Arcangelo (o grotta dell’Angelo), in località Costa della Salvia, è raggiungibile grazie a un bel sentiero panoramico che sale sul monte Ausinito, attraversandone gli splendidi boschi. La grotta, da sempre meta di pellegrinaggi, custodisce una piccola statua dell’Arcangelo Michele (1800) in atteggiamento di difesa. Introdotto dai Longobardi intorno al X sec., il culto di S. Michele rinverdì i suoi fasti nel ‘700. A circa 200 metri dalla grotta si trova la pietra dell’Angelo, una roccia cava dove i pellegrini infilavano le mani o il braccio in un antico e simbolico gesto verso le viscere della terra, in segno di fertilità e auspicio di vita. Meno di 100 metri più avanti è invece la pietra del riposo, dove la stanchezza dei pellegrini miracolosamente si placava.
     
    LE GOLE DEL FESTOLARO E L’ANTICO MULINO
    In località Tinelle, nei pressi delle gole del Festolaro, sono i ruderi di un antico mulino appartenuto al duca di Laurino. Il luogo è raggiungibile grazie ad un sentiero assai suggestivo.
     
     
    La chiesa di San Barbato
     
    Il culto di San Barbato è certamente di derivazione longobarda: i primi abitanti del casale elessero il Santo come loro protettore, ed eressero in suo onore una cappella. In seguito costruirono una chiesa che subì, nel corso degli anni, diversi rifacimenti: nel verbale di una visita pastorale del 15 novembre 1690, infatti, emerge che la chiesa era a tre navate, con il pavimento in cotto, dotata di organo, pulpito, due confessionali e che dietro all’altare maggiore dedicato a San Barbato vi erano gradini di marmo, la mensa di marmo consacrata, vari altari dedicati ad altri santi, ed una tela sulla quale era raffigurata l’immagine di San Barbato. Intorno alla seconda metà del secolo XVII, la chiesa parrocchiale fu ristrutturata dalle fondamenta e decorata con pregevoli stucchi; l’altare maggiore fu riedificato in marmo finissimo a spese dell’Arciprete Don Girolamo Mazzei nel 1763, che abbellì la chiesa con stucchi, statue, quadri e arredi che la resero una delle chiese più belle del Cilento. La chiesa parrocchiale di Valle dell’Angelo fu dipendente, insieme alle chiese parrocchiali di Piaggine Soprane e Fogna, della Collegiata di Santa Maria Maggiore di Laurino fino al 1555: fino a questo momento si potevano celebrare le varie funzioni religiose solo se approvate dalla Principale di Laurino, e le funzioni battesimali avvenivano esclusivamente qui. Nel 1645, poi, ottennero la sacra fonte battesimale separata da quella di Laurino. Attualmente la chiesa presenta tre navate e tre ingressi. L'ingresso principale è costituito da una porta in legno massiccio con un elegante portale in pietra scolpita. Al centro del portale sono raffigurati i simboli di S. Barbato, ciò libro e mitra vescovile. Imponente è il suo altare maggiore, mentre di pregevole fattura settecentesca è il coro ligneo.
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
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